Evidentemente sarà troppo impegnato a portare avanti la candidatura alle olimpiadi di Roma 2024. Con che arroganza Renzi, colui che detiene la delega allo sport e che non abbiamo mai visto qua in Parlamento parlare di sport tranne quando è andato in America a guardarsi le partite di tennis o a trovare la nazionale di calcio durante un pranzo, tira in ballo i bambini sulla questione olimpica ? Sottosegretario, evidentemente lei è andato completamente fuori tema perché noi mettiamo avanti l’etica e i valori culturali dello sport. Evidentemente il Governo non ha capito il fenomeno sociale che sta mandando avanti e allora io proverò a spiegarvelo, proverò a dirvi cosa comporta tutto questo sistema. Ora vi ho fatto comprendere questo fenomeno, l’ho fatto comprendere al Governo: avete ben presente il sistema che ho appena descritto e siete in grado di comprendere gli effetti che esso può avere su un soggetto in età evolutiva o adolescenziale. Il calcio come tantissimi altri sport è sempre di più un fenomeno in grado di influenzare la nostra società e in alcuni casi di anticipare trasformazioni sociali. Nel ricordare, quindi, quanto prevede la normativa in vigore e passando al caso segnalato dagli interpellanti circa l’accordo di sponsorizzazione tra la nazionale di calcio e la società di scommesse Intralot, è opportuno, innanzitutto, premettere che la Federazione Gioco Calcio, che è una delle cinque grandi federazioni calcistiche europee, ha personalità giuridica di diritto privato e, come tale, si muove in autonomia.
208, cioè la legge di stabilità 2016, sono state introdotte misure più restrittive, in particolare sulla pubblicità dei giochi pubblici, le quali, oltre a ribadire la validità dei princìpi dettati dalla cosiddetta «legge Balduzzi», in vigore già da gennaio 2013, fissano ulteriori limitazioni per gli operatori di gioco e non solo, nel rispetto dei principi sanciti in sede europea. Riguardo all’accordo sottoscritto con Intralot, la FIGC rileva come si tratti di una partnership commerciale limitata rispetto alle prerogative concesse abitualmente ad altri sponsor. Il confronto sui temi relativi alle campagne contrappose i candidati presidente della coalizione di centrodestra Christian Solinas e quello del Movimento 5 Stelle Francesco Desogus. La sponsorizzazione, infatti, maglia napoli 2025-2026 è limitata alle sole nazionali maggiori (nazionali A e Under 21) e non prevede l’utilizzazione di immagini di calciatori né l’apposizione del marchio sulle maglie né su altro materiale tecnico. Sulle maglie albanesi è sempre stato apposto il simbolo nazionale, l’aquila bicipite dei Castriota. Rileva la Federazione che i marchi dei maggiori operatori del settore hanno da tempo una vastissima diffusione pubblicitaria, godendo di ampi spazi mediatici, anche con l’intervento di popolari artisti. 16sponsorizzazione con il settore del betting e come in Europa ci siano numerose federazioni calcistiche sponsorizzate da marchi del settore, tra le quali le federazioni inglese, francese, seconda maglia juve 2026 spagnola e portoghese.
Prende peso, si infortuna spesso ma chiude l’avventura nella capitale spagnola con 104 reti. Al riguardo si ricorda tra l’altro come il primo scandalo scommesse che ebbe vasta eco sugli organi di informazione si registrò negli anni 1979-1980, mentre le scommesse sportive sono state legalizzate in occasione dei mondiali di Francia del 1998. Recenti inchieste della magistratura, per esempio quella denominata dirty soccer, hanno documentato il fatto che le scommesse illegali connesse al cosiddetto match fixing vengono alimentate su reti di bookmakers stranieri o su siti illegali, quindi al di fuori del circuito concessorio nazionale. Quindi, il divieto della pubblicità è il primo passo per limitare l’invasione dell’azzardo. Il Venezia termina il campionato al primo posto precedendo di un punto il Lecco. La stagione 1996-1997, segnata da due avvicendamenti in panchina, si chiuse con la retrocessione dei calabresi in Serie C1, avvenuta negli ultimi minuti di gioco dell’ultima giornata di campionato.
Nel 1988-1989, con l’arrivo del tecnico Claudio Ranieri e del general manager Carmine Longo, la squadra viene ringiovanita, riuscendo a conquistare il ritorno nella serie cadetta vincendo il proprio girone e classificandosi prima con 45 punti; in quello stesso anno i sardi completano la stagione vincendo la Coppa Italia di Serie C, battendo nella doppia finale la SPAL 3-0 all’andata e 2-1 al ritorno. Il Chievo si appresta a debuttare in serie A, circondato dall’attenzione dei mass media, che vedono nella società gialloblù una sorta di simpatica Cenerentola, destinata a non avere scampo nel calcio dei grandi e a ritornare rapidamente in serie B; tuttavia, in poco tempo, i clivensi faranno forzatamente ricredere tutti coloro di tale veduta. La gravità sta nel fatto che non è una squadra di club a fare queste sponsorizzazioni ma un’istituzione pubblica che rappresenta più di 1.300.000 tesserati in tutta Italia. Ormai, ahimè, ci siamo abituati a vedere le nostre squadre di club italiani con sponsor di note compagnie aeree arabe o case automobilistiche americane: una normalità che spesso oscura i moltissimi valori che lo sport dovrebbe trasmettere soprattutto ai più giovani.